Via Indipendenza #032 — 26 ottobre 2026

Via Indipendenza

Cybersecurity · Geopolitica · Software · Open Source
#032 — Lunedì 26 ottobre 2026
Editoriale

Aggiornato non vuol dire sicuro. Comprato non vuol dire tuo.

Questa settimana due frasi che i fornitori ripetono volentieri si sono rivelate fragili. La prima: "il sistema è aggiornato". Una falla di PHP è stata attaccata prima ancora che esistesse la correzione, e un accesso remoto "patchato" da mesi risulta ancora aperto in diverse aziende. La seconda: "i tuoi dati sono al sicuro da noi". Salesforce ha annunciato l'acquisto di Braze, e migliaia di clienti scoprono che il fornitore a cui avevano affidato i dati sta per cambiare proprietario.

Non sono notizie tecniche, sono notizie di governo dell'impresa. Chi guida un'azienda non deve sapere come si chiude una falla. Deve sapere chi verifica che sia chiusa, e come porta via i propri dati se il fornitore cambia strada. Sono due domande semplici. Sono quelle che questa settimana fanno la differenza.


Piattaforme

Salesforce compra Braze per 5,7 miliardi: cosa succede ai dati quando il fornitore cambia padrone

Il 20 ottobre Salesforce ha annunciato l'acquisto di Braze, piattaforma di marketing che gestisce la comunicazione con i clienti su email, app e messaggi. Valore dell'operazione: 5,66 miliardi di dollari in contanti, circa il 58% sopra il prezzo di borsa precedente. La chiusura è attesa nel 2027, dopo le approvazioni di azionisti e autorità. Braze conta circa 2.770 clienti e oltre 190 connettori verso altri sistemi.

Il punto per un manager è semplice. Un connettore è un ponte tra due sistemi: oggi funziona, ma domani il ponte appartiene a un altro proprietario, con altre priorità. Non succede per forza qualcosa di negativo. Succede però che la roadmap la decide chi compra, non chi usa: prezzi, integrazioni e funzioni possono cambiare, e il cliente non è seduto al tavolo.

Perché conta: la dipendenza da un fornitore non si misura il giorno dell'acquisto, ma il giorno in cui cambia qualcosa. Fai documentare adesso, finché tutto funziona: come escono i tuoi dati (esportazioni, sincronizzazioni, formati) e chi in azienda sa rifarlo. È la tua assicurazione.

🔗 Data platform news — settimana del 19 ottobre


Piattaforme

I formati aperti avanzano: Databricks apre il catalogo dati, Snowflake passa a Iceberg v3

Nella stessa settimana in cui si parla di acquisizioni, due grandi piattaforme dati hanno fatto un passo verso l'apertura. Il 13 ottobre Databricks ha reso disponibile in modo generale l'accesso al suo Unity Catalog anche a motori esterni: strumenti di terzi possono leggere e scrivere le stesse tabelle governate. Il 16 ottobre Snowflake ha esteso il supporto ad Apache Iceberg v3, un formato di tabella aperto.

Per capirlo senza gergo: il catalogo è l'indice della biblioteca dei tuoi dati, il formato è la lingua in cui i libri sono scritti. Se la lingua è aperta e l'indice è consultabile da più lettori, puoi cambiare il motore che analizza i dati senza traslocare la biblioteca. È l'idea di architettura componibile: ogni pezzo sostituibile, senza rifare tutto.

Per le aziende: apertura non significa gratuità né assenza di legami. Significa che l'uscita costa meno. Nella scelta di una piattaforma dati chiedi sempre due cose: "in che formato stanno i miei dati?" e "quale altro strumento può leggerli oggi, senza il tuo permesso?"

🔗 Data platform news · Databricks — Iceberg v3


Geopolitica

Bruxelles semplifica le regole digitali: il Consiglio UE fissa la posizione sul Digital Omnibus

Il 21 ottobre il Consiglio dell'Unione Europea ha concordato la sua posizione sul Digital Omnibus, il pacchetto che vuole rendere più semplici le regole su protezione dei dati, privacy e segnalazione degli incidenti informatici. Tra i punti principali: meno casi in cui serve il consenso per i cookie, termini più lunghi per notificare una violazione di dati, un elenco europeo unico dei trattamenti ad alto rischio e un punto di accesso nazionale in ogni Stato membro per segnalare gli incidenti, al posto di un unico punto europeo.

Attenzione però: questa è la posizione del Consiglio, non una legge. Ora iniziano i negoziati con il Parlamento europeo. Fino a un testo definitivo, le regole attuali restano quelle in vigore.

Cosa fare adesso: non aspettare la semplificazione per mettere ordine. Le imprese NIS2 già registrate presso l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale hanno una scadenza di documentazione sulle misure di base attorno a fine ottobre, e restano valide le tempistiche di notifica di un incidente: 24 ore, 72 ore, un mese. Verifica sul portale ACN lo stato esatto della tua azienda, perché le date variano per categoria.

🔗 Consiglio UE — Digital Omnibus · NIS2: scadenze ACN per le PMI


Sicurezza

PHP2Shell: l'attacco è arrivato prima della correzione

Il 21 ottobre sono state corrette due falle gravissime del linguaggio PHP, su cui poggiano moltissimi siti, portali e applicazioni web aziendali. Il punteggio di gravità è 9,2 su 10. Permettono a un estraneo di far eseguire comandi a un server senza nemmeno autenticarsi. I primi attacchi sono stati osservati già la mattina del rilascio, prima della correzione, dopo che una fuga di notizie aveva rotto l'embargo.

Secondo la stima di CybelAngel, circa 2,2 milioni di server esposti su internet sono potenzialmente raggiungibili, e circa 370.000 usano versioni così vecchie (PHP 5.6 e 7.2) che una correzione non esiste. Le versioni corrette sono PHP 8.5.12, 8.4.27, 8.3.36 e 8.2.35. Il fornitore di firewall Palo Alto ha dichiarato che tutte le versioni del suo sistema PAN-OS sono coinvolte e che le correzioni non erano ancora pronte.

Verifica subito: chiedi al tuo referente IT una sola cosa, in parole semplici: "Quali nostri sistemi usano PHP e in quale versione?". Se la risposta è "non lo so" o "lo sa una persona sola", hai trovato il problema vero. Un sistema fermo a una versione senza correzione non si aggiorna: si sostituisce, si isola o si pianifica la sua uscita.

🔗 Help Net Security — Week in review · CybelAngel — Cyber roundup


Sicurezza

GlobalProtect: "è già aggiornato" non significa "è chiuso"

Gruppi ransomware, tra cui Qilin e Inc, continuano a sfruttare una falla dell'accesso remoto GlobalProtect di Palo Alto Networks (CVE-2026-0257), un bypass dell'autenticazione. La correzione esiste da maggio e gli attacchi vanno avanti da giugno. Le vittime sono nella sanità, nell'istruzione, nella pubblica amministrazione e nell'energia.

Il dettaglio più istruttivo arriva dal team Unit 42 di Palo Alto: alcune aziende colpite credevano di aver sistemato tutto, ma il percorso di esposizione non era stato chiuso del tutto. Aver installato l'aggiornamento e aver eliminato il rischio sono due cose diverse. L'accesso remoto è il portone d'ingresso della rete aziendale: se è aperto, chi entra non appare come intruso.

Azione concreta: non accontentarti di un "sì, è aggiornato". Chiedi una verifica indipendente, una volta all'anno, che l'accesso remoto sia davvero chiuso e che non ci siano tracce di accessi già avvenuti. Un controllo esterno costa poco rispetto a un fermo di produzione.

🔗 CybelAngel — Cyber roundup · Help Net Security


Strumento della settimana

Wazuh: accorgersi di un intruso prima che sia lui a dirtelo

Le due notizie di sicurezza di questa settimana hanno un punto in comune: l'intruso entra e nessuno se ne accorge. La domanda per il management non è "siamo sicuri?", ma "se qualcuno fosse già dentro, ce ne accorgeremmo?". La risposta di solito dipende da uno strumento che quasi nessuno ha guardato: il monitoraggio.

Wazuh è una piattaforma di sicurezza open source che raccoglie i segnali dai computer e dai server dell'azienda e li analizza per trovare comportamenti sospetti. Un piccolo programma (agente) gira su ogni macchina, un server centrale confronta quello che vede con regole e archivi di vulnerabilità note, e una dashboard mostra gli avvisi in modo leggibile. Si installa dentro la tua infrastruttura: i dati di sicurezza restano tuoi.

In pratica:

  • Confronta il software installato con gli elenchi di falle note e segnala quali macchine sono esposte
  • Controlla se file importanti vengono modificati e da chi
  • Può reagire in automatico, ad esempio bloccando un indirizzo che sta attaccando
  • Raccoglie anche i log di servizi come Microsoft 365, utile per accorgersi di accessi anomali

Non è uno strumento da installare in autonomia il lunedì mattina: serve qualcuno che lo configuri e lo legga con continuità. Ma proprio per questo è un ottimo test per il tuo fornitore IT: "chi guarda gli avvisi, e cosa fa quando ne arriva uno?"

🔗 Wazuh — panoramica della piattaforma


In breve
  • 📧 Microsoft 365: sessioni rubate, 79 organizzazioni colpite — Secondo Huntress, un aggressore ha riutilizzato per dieci settimane sessioni di accesso rubate, nascondendo i messaggi con regole invisibili nella casella di posta. Nessuna password forzata. Revoca le sessioni attive e controlla le regole di inoltro. Help Net Security
  • 📦 Supply chain: tre strumenti manomessi in una settimana — Una versione malevola di LiteLLM (usato per collegare applicazioni ai modelli AI) ha rubato credenziali cloud e chiavi API. È stato manomesso anche il programma a riga di comando di OVHcloud su GitHub. Chi li ha installati deve cambiare le credenziali. Help Net Security
  • 🧠 Databricks CustomerLake in beta — Agenti AI per costruire pubblici e campagne direttamente sui dati aziendali. Vive dentro la piattaforma Databricks: l'adozione è una scelta di infrastruttura, non solo di marketing. Prezzi non ancora pubblicati, risultati dichiarati dagli stessi clienti. CMSWire
  • ⚖️ Sovranità cloud: uno studio da 115 miliardi, ma chi lo ha pagato? Secondo uno studio commissionato da CCIA Europe, lobby di cui fanno parte Amazon, Google e Meta, le regole UE su cloud e AI (CADA) potrebbero costare 115 miliardi in dieci anni, contro i 18 stimati dalla Commissione. Lo scenario più alto è un'ipotesi di calcolo, non un obbligo attuale. Vale la pena leggere sempre chi firma i numeri. The Register

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