Via Indipendenza #002 — 30 marzo 2026

Via Indipendenza

Cybersecurity · Geopolitica · Software · Open Source
#002 — Lunedì 30 marzo 2026
Editoriale della settimana

Quando il tuo fornitore cloud viene attaccato, il problema diventa tuo

Questa settimana un singolo attacco ransomware ha reso visibile ciò che molti imprenditori preferiscono non considerare: la fragilità della catena di fiducia digitale. Netalia, uno dei principali provider cloud italiani — certificato dall'ACN per gestire dati strategici della Pubblica Amministrazione — è stato colpito dal gruppo Qilin. Servizi interrotti su tre regioni, comunicazioni d'emergenza attivate, CSIRT e Garante Privacy notificati. E a valle, decine di aziende e PA in attesa, senza visibilità su cosa fosse successo ai propri dati.

Il punto non è che un fornitore sia stato violato — può accadere a chiunque. Il punto è quante aziende si sono accorte di non avere un piano B. Il rapporto ACN di febbraio conferma il quadro: 436 eventi cyber in un solo mese (+94% rispetto a gennaio), 174 incidenti confermati. Ma c'è una notizia buona nella notizia cattiva: parte dell'aumento viene dall'effetto NIS2, che ha allargato la platea di chi è obbligato a notificare. Più trasparenza significa più dati, più dati significano migliori difese — a patto che qualcuno li legga.

Intanto, dall'Europa arriva un segnale opposto alla fragilità: un consorzio guidato da IONOS e Nextcloud ha presentato Euro-Office, una suite per ufficio open source, sovrana e compatibile con i formati Microsoft. Non è solo un software — è una dichiarazione: l'Europa vuole smettere di affittare le proprie fondamenta digitali. La domanda per chi guida un'azienda resta la stessa: quanto controllo hai sugli strumenti da cui dipendi ogni giorno?


Cybersecurity per chi decide

Netalia sotto attacco: il ransomware colpisce il cloud italiano

Il 26 marzo, il gruppo ransomware Qilin ha rivendicato un attacco contro Netalia, provider cloud italiano con certificazioni di massimo livello (QI3 e QC3) per il trattamento dei dati della PA. L'intrusione ha causato l'interruzione temporanea di servizi distribuiti su tre regioni del Paese. Netalia ha attivato le procedure di emergenza e collabora con il CSIRT Italia, la Polizia di Stato e il Garante Privacy. Al momento non ci sono conferme ufficiali su dati esfiltrati, ma Qilin è noto per la "doppia estorsione": cifratura dei sistemi e minaccia di pubblicazione dei dati rubati.

Qilin è il gruppo ransomware più attivo al mondo: oltre 1.000 vittime rivendicate nel 2025, con il manifatturiero come primo bersaglio (23% degli attacchi). In Italia, nelle sole ultime settimane, ha colpito anche Traffic Tech (logistica) e Cressi (attrezzature subacquee). L'episodio Netalia è un caso da manuale di attacco alla supply chain digitale: quando il tuo fornitore cloud viene compromesso, il rischio si propaga a cascata su tutti i clienti a valle.

Cosa significa per la tua azienda: Non basta scegliere un fornitore cloud "certificato". Serve una strategia di resilienza: verificare che il provider abbia un piano di disaster recovery testato, assicurarsi di avere copie dei propri dati su infrastrutture indipendenti, e pretendere clausole contrattuali chiare su tempi di ripristino e notifica. La domanda da farsi oggi: se il tuo fornitore si fermasse domattina, in quanto tempo saresti operativo?

Fonti: CyberSecurity Italia, Red Hot Cyber, Bismark.it, Barracuda Networks

ACN: a febbraio incidenti cyber in aumento del 60%

L'Operational Summary dell'ACN di febbraio 2026 registra 436 eventi cyber (+94% su gennaio) e 174 incidenti (+60%). La crescita è legata a due fattori concomitanti: l'allargamento della platea di soggetti obbligati alla notifica dalla direttiva NIS2 e le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, durante le quali gruppi filorussi hanno condotto campagne DDoS contro strutture ricettive e PA. L'ACN ha inviato 868 comunicazioni di allertamento e individuato 12 profili istituzionali potenzialmente compromessi tramite analisi di log da malware infostealer. Tra le vulnerabilità più critiche del mese: Fortinet FortiClientEMS, PostgreSQL e SolarWinds Serv-U.

Fonti: ACN, Cybersecurity360, CyberSecurity Italia


Geopolitica digitale

AI Act: la Commissione UE valuta una pausa sull'enforcement

Mentre le scadenze dell'AI Act si avvicinano — ad agosto 2026 entreranno in vigore gli obblighi per i sistemi ad alto rischio e le regole sulla trasparenza — la Commissione Europea sta considerando una moratoria su alcune disposizioni. Il pacchetto "Digital Omnibus" potrebbe concedere fino a 16 mesi di proroga per i sistemi ad alto rischio, e un possibile rinvio delle sanzioni sulla trasparenza fino ad agosto 2027. Il motivo è concreto: gli standard tecnici non sono pronti, le linee guida sui sistemi ad alto rischio hanno già mancato la scadenza del 2 febbraio, e molti Stati membri non hanno ancora designato le autorità competenti.

Nel frattempo, il secondo draft del Codice di Buone Pratiche sulla marcatura dei contenuti generati da IA è in fase di consultazione fino al 30 marzo, con finalizzazione attesa per giugno. Per le imprese che usano IA generativa — chatbot, assistenti, strumenti di analisi — gli obblighi di trasparenza non sono un tema lontano: chi interagisce con un sistema di IA dovrà essere informato, e i contenuti sintetici dovranno essere etichettati in modo chiaro.

Cosa significa per la tua azienda: La moratoria non è un "liberi tutti". Chi utilizza sistemi di IA nelle proprie operazioni dovrebbe già oggi mappare quali strumenti usa, valutare se rientrano nelle categorie ad alto rischio e iniziare a documentare i processi. Le aziende che arriveranno preparate a queste scadenze avranno un vantaggio competitivo, non solo normativo. Inoltre, la tassonomia ACN per la notifica degli incidenti, in vigore dal 17 febbraio, ha reso gli obblighi di segnalazione pienamente operativi: tre categorie (perdita di riservatezza, perdita di integrità, violazione dei livelli di servizio), tempi stretti (24 ore per la notifica iniziale, 72 per i dettagli).

Fonti: Cybersecurity360, IAPP, Agenda Digitale, Baker McKenzie


Software e Cloud

Il cloud europeo esiste, ma serve strategia per usarlo

L'attacco a Netalia mette in luce un paradosso: l'Italia ha provider cloud nazionali qualificati, ma molte aziende li scelgono senza una vera strategia di resilienza. Affidarsi a un singolo fornitore — anche italiano, anche certificato — senza backup indipendenti e piani di continuità operativa è una forma di vendor lock-in tanto rischiosa quanto quella dei grandi hyperscaler americani. Oggi oltre l'80% del mercato cloud europeo (circa 112 miliardi di euro) è in mano a provider non europei. Ma la risposta non è semplicemente "comprare italiano": è costruire un'architettura che non dipenda da nessun singolo punto di fallimento.

Intanto, ONLYOFFICE ha chiuso la propria offerta cloud — un evento che ha colto di sorpresa molte organizzazioni che dipendevano dal servizio. È il classico esempio di ciò che accade quando si costruisce su fondamenta che non si controllano. Per chi vuole valutare alternative, il nuovo Office EU (lanciato il 4 marzo a L'Aia, basato su Nextcloud e Collabora) offre una suite con infrastruttura interamente europea, ma è ancora in fase di accesso su invito. La lezione resta la stessa: prima di adottare qualsiasi piattaforma, chiediti cosa succede ai tuoi dati se quel fornitore cambia le regole o sparisce.

Fonti: SmartWorld, Il Software, Office Watch


Open Source e Composable

Euro-Office: l'Europa lancia la sfida a Microsoft con l'open source

Il 27 marzo, un consorzio guidato da IONOS e Nextcloud ha presentato a Berlino Euro-Office: una suite per ufficio open source, compatibile con i formati Microsoft (DOCX, XLSX, PPTX), sviluppata sotto governance europea e rilasciata con licenze completamente aperte. Il progetto si basa su un fork di ONLYOFFICE e coinvolge oltre una dozzina di organizzazioni tra cui EuroStack, XWiki, OpenProject e Soverin. Una tech preview è già disponibile su GitHub, con la prima release stabile prevista per l'estate.

Euro-Office non è un caso isolato. Si inserisce in un movimento che accelera: Office EU (lanciato a L'Aia il 4 marzo, basato su Nextcloud Hub e Collabora), la consultazione della Commissione Europea sulla strategia per gli ecosistemi digitali aperti, e il Cloud and AI Development Act atteso nel primo trimestre 2026. Il messaggio è chiaro: l'Europa sta cercando di costruire alternative credibili alle suite americane, non per protezionismo ma per ridurre una dipendenza che ha implicazioni legali (CLOUD Act), economiche (costi di licenza) e strategiche (sovranità del dato).

La domanda per la tua azienda: Non serve migrare domani. Serve sapere cosa esiste. La prossima volta che rinnovi le licenze della tua suite di produttività, valuta quanto stai pagando, dove risiedono i tuoi dati, e se saresti in grado di cambiare fornitore in 90 giorni. Se la risposta è "no", hai un problema di dipendenza — non un contratto.

Fonti: Tech.eu, Trending Topics, Heise, Il Software, laRegione


Dal laboratorio

PMI italiane e cybersecurity: solo il 15% ha un approccio strutturato

Due dati emersi nelle ultime settimane meritano di essere messi insieme. Il primo viene dal Cyber Index PMI, promosso dall'ACN: solo il 15% delle PMI italiane adotta un approccio strutturato alla cybersecurity, mentre il 56% mostra livelli di consapevolezza ancora bassi o molto limitati. Il secondo viene da un'analisi comparativa europea: in Germania il 40% delle PMI dispone di piani di cybersecurity completi. In Italia questa percentuale si ferma al 16%.

Il 99,9% delle imprese italiane sono PMI. Questo significa che la spina dorsale del nostro sistema produttivo opera in larga parte senza difese adeguate. Non parliamo solo di tecnologia: parliamo di processi, formazione e cultura organizzativa. L'impatto economico stimato del cybercrime sull'Italia supera i 60 miliardi di euro annui, pari al 3,5% del PIL — più dell'intero budget della Difesa. L'investimento in cybersecurity (0,13% del PIL) resta meno della metà della media G7. Non è un problema tecnico: è un problema di competitività industriale.

Fonti: lamiafinanza.it, ICT Security Magazine, Innovation Post, Rapporto Clusit 2026


Strumento della settimana

Infisical — gestione centralizzata dei segreti aziendali, open source

Infisical è una piattaforma open source per la gestione centralizzata di segreti, chiavi API, credenziali e certificati. Sostituisce la pratica — diffusissima nelle PMI — di conservare password in fogli Excel, email o file di testo condivisi. Si installa in pochi minuti su PostgreSQL, supporta il self-hosting completo e offre crittografia end-to-end, controllo degli accessi granulare e audit log. Per chi gestisce più applicazioni, server o servizi cloud, è il tipo di strumento che trasforma una vulnerabilità cronica in un processo governato.

Per chi è utile: imprenditori e responsabili IT che vogliono eliminare il rischio delle credenziali sparse e non tracciate — uno dei principali vettori di attacco ransomware, come dimostra il caso Netalia dove gli attaccanti hanno probabilmente sfruttato credenziali già compromesse. La versione self-hosted è gratuita e non invia dati a server esterni.

Fonte: Self-Host Weekly, GitHub

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